24 febbraio 2022, fermiamo questo orrore...

Guerra: l’urlo di una madre

 

Ti hanno messo
su un tavolo d’acciaio
nudo
ormai rigido
tumefatto
frammentato
spezzato
coperto da un lenzuolo
che non avevo il coraggio di toccare.
Ho gridato lacrime di parole
sino  agli abissi
 degli inferi
tappezzati di retorica e ipocrisia.
Ti hanno gettato
in una fossa della steppa
e senza vergogna
hanno eseguito 
programmi di morte
poi,  steso fango e terra. 
Ho gridato  parole di lacrime
sino alle oscure profondità
di un male in maschera.
E nel  primo giorno
quel dolore
lacerante
assordante
ridondante
ha radicato
il seme dell' orrore
negli occhi di un bambino.
Ti hanno lasciato nel vento
come ceneri di risulta
dei  forni da macello
studiati per  annientarti.

Ho gridato lacrime di pensieri
sino a perdere
il senso della vita
mentre la  mia vergogna di madre
ha attraversato  la storia
nelle oscure notti del medioevo
nei ghetti di ogni città
nelle strade dell’Apartheid
trai muri dei lager di ogni tempo
negli stadi della morte
nei  patiboli confezionati
dalle più sofisticate
macchine del progresso,
nelle prigioni nascoste
nelle piazze e nei reparti
che hanno elettrizzato
legato, innaffiato
corpi, menti, anime.
Un padre ha ideato
Un figlio ha agito
Una madre ha permesso
Un figlio ha subito.
Ti hanno messa
su un tavolo d’acciaio
nuda
ormai rigida
tumefatta
frammentata
spezzata,
coperta da un lenzuolo
che non avevo il coraggio di toccare.
Chi ha osato?

E io… ho gridato,  ho gridato, ho gridato.
E ancora e ancora...
nella mia vergogna
nel mio strazio
nelle mie domande
il mio urlo ha vagato
nei deserti
ha attraversato  gli oceani
e lì, si è scagliato
contro le armi
intelligenti
sintesi di algoritmi puliti
di distruzione  totale.
Ho gridato, ho gridato, ho gridato.
E infine,
l’orrore degli orrori,
l’ideologia della  brutalità
si è  accampata
intossicando
l’anima dei giovani
burattini
nelle propagande di morte
tra narcisismo
ormoni
aggressività.
E le pagine
di filosofia nera
hanno messo a punto
nobili teorie
e il massacro
è diventato spettacolo,
l’atrocità giustizia,
l’indicibile
ordinaria quotidianità,
la brutalità  normalità,
l’intelligenza
mano della morte
nelle celebrazione di potere.
E io Uomo
cammino sereno
tranquillo nei miei vestiti
in pace con i miei pensieri…
non sono io al comando
non sono io il giudice
non sono io il boia.
La disumanità
vestita della festa
ha ballato  nelle strade
acclamando 
i successi degli orrori
le alleanze nascoste
le verità negate
le confessioni estorte
confondendo
chi ha comandato
e chi ha eseguito
chi ha girato il volto
chi ha subito.
Tu sei quel padre
tu sei quel fratello
tu sei quel figlio.
E quell’ odio profondo
si propaga
nelle strade,
si espande nelle città
si alimenta nelle nazioni
ingoia
la brutalità
la vanga
con i  semi
della vendetta
germogli
di nuove atrocità.
Pensieri
confusi
schiacciati
urla soffocate
ossa  spezzate
depositate
nelle radici dei secoli
macerate dall'orrore perpetuo.
L’urlo di  una Madre
che vede il figlio alzare la mano
contro un altro figlio,
l’urlo di una madre
che vede
un figlio piegato
distrutto
sfigurato
in croce
colpito da un altro figlio.
L’urlo di una madre.
Il dolore di una madre.
Lo strazio di una madre.
La vergogna di una madre.

Non farlo
Non permetterlo
Non giustificarlo

Loredana Paradiso 
Poesie per un figlio (2022)